«Sulla Pac molto positivo il segnale su più risorse, ora servono coerenza europea e attenzione a pesca e acquacoltura». Le posizioni di Maretti e Franchini

«Valutiamo molto positivamente il segnale che arriva sul rafforzamento delle risorse destinate alla Politica Agricola Comune per il periodo 2028-2034. Se confermato, rappresenta un cambio di passo importante rispetto alle ipotesi iniziali e risponde alle preoccupazioni espresse in questi mesi dal mondo agricolo e cooperativo europeo». È quanto dichiara Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, che sottolinea anche come «il lavoro svolto dal Governo italiano abbia contribuito in modo significativo a riportare al centro del confronto europeo il tema delle risorse per l’agricoltura».

«Un risultato – prosegue Maretti – reso possibile anche grazie al contributo delle forze politiche del Parlamento europeo che hanno contrastato la prima proposta della Commissione e alla mobilitazione europea del settore agricolo, culminata nella manifestazione del 18 dicembre a Bruxelles, che ha visto una partecipazione ampia e trasversale».

«Resta tuttavia indispensabile recuperare anche sul fronte della pesca e dell’acquacoltura, comparti per i quali il quadro finanziario continua a presentare criticità rilevanti, con il rischio di compromettere la tenuta economica e sociale di filiere strategiche e di molti territori».

Per Legacoop Agroalimentare è inoltre fondamentale «evitare che la politica agricola comune venga spezzettata tra gli Stati membri. Le sfide legate alla sicurezza alimentare, alla transizione ecologica e alla competitività delle imprese richiedono una risposta realmente europea, fondata su regole comuni e su una visione condivisa». Nel percorso di definizione della nuova PAC è necessario «inserire in modo strutturale tutti gli strumenti utili a favorire la cooperazione e l’aggregazione di agricoltori e pescatori», riconoscendo il ruolo delle imprese cooperative come leve essenziali per la stabilità del reddito, l’innovazione e la resilienza delle filiere.

Infine, Maretti sottolinea «la necessità di mantenere una visione complessiva sul settore, che vada oltre la sola Pac. In questa prospettiva è importante intervenire anche su altri dossier europei, a partire dal Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), per ridurre l’impatto dei dazi all’ingresso sui concimi e sui fattori produttivi, che continuano a pesare sui costi di produzione delle imprese». «Legacoop Agroalimentare continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del negoziato europeo – conclude Maretti – contribuendo in modo costruttivo a una riforma che rafforzi le politiche comuni e metta al centro il lavoro, le imprese cooperative e i territori»

Sul tema interviene anche la responsabile del settore agroalimentare di Legacoop Estense Ilaria Franchini: «come Legacoop Estense, leggiamo in questa novità un importante cambio di passo rispetto alle ipotesi iniziali, un risultato che accogliamo con soddisfazione. Questo potenziamento del bilancio agricolo non è solo una vittoria numerica, ma il riconoscimento del valore strategico dell’agricoltura per l’Europa e per l’Italia. Tuttavia, affinché queste risorse si trasformino in benessere per le nostre comunità di Modena e Ferrara, è essenziale che la nuova PAC mantenga una natura realmente europea, evitando frammentazioni tra i vari Stati membri e puntando su regole comuni che garantiscano una competizione equa. Fondamentale, inoltre, mantenere un’adeguata autonomia regionale nell’allocazione dei fondi. In un territorio come il nostro, dove la cooperazione è il motore di filiere d’eccellenza, è indispensabile che le nuove politiche incentivino in modo strutturale l’aggregazione dei produttori per garantire stabilità al reddito degli agricoltori, favorire l’innovazione tecnologica e rendere le nostre filiere più resilienti di fronte alle sfide ambientali. Mentre guardiamo con ottimismo alle novità per le campagne, resta però alta l’attenzione sul settore della pesca e dell’acquacoltura, vitale per il distretto costiero ferrarese. Su questo fronte, il quadro finanziario presenta ancora incertezze che vanno colmate per non rischiare di indebolire filiere storiche e identitarie».

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