Gulliver : Cialdini, la casa di riposo Covid free «Non permettiamo al virus di entrare»

In un momento di enorme preoccupazione per gli anziani ospitati nelle case di riposo, la Gazzetta di Modena dedica un ampio articolo ad una bella notizia, che riguarda la nostra cooperativa sociale Gulliver: Cialdini, la casa di riposo Covid free «Non permettiamo al virus di entrare»

Di seguito l’articolo, con le dichiarazioni del Presidente Massimo Ascari e di Monica Picchetti, operatrice sociosanitaria.

Nella più grande Cra della città nessun caso di Coronavirus finora nè tra i 90 ospiti nè tra gli operatori della struttura

il racconto Giovanni Balugani«Siamo chiusi qui dentro e non permettiamo a nessuno di entrare. Soprattutto al virus».
Monica Picchetti è un’ operatrice sociosanitaria e da diciotto anni lavora al Cialdini, la più grande e celebre casa residenza per anziani di Modena. Il Cialdini detiene un piccolo record, da difendere strenuamente: «Su novanta ospiti nessuno è stato contagiato», sottolinea Massimo Ascari, presidente della cooperativa Gulliver che gestisce la struttura.

«Stiamo lottando con tutte le nostre forze ed energie – prosegue Monica – È un lavoro che abbiamo scelto e che cerchiamo di svolgere con cuore e compassione». Due doti ancora più importanti al tempo del Covid, specie nelle Cra dove il virus ha portato morte in tutto il Nord Italia. Ma qui si «tiene botta», sottolinea Monica che a casa ha un marito che lavora «in un centro commerciale e dunque è sempre al lavoro come me. Mi sento fortunata nel poter venire a lavorare, spezza la monotonia. Sappiamo di fare qualcosa di importante e c’ è anche la paura: ci si chiede “Come mai a me non può capitare?”».

E se capitasse a uno dei tanti sanitari impegnati al Cialdini sarebbe un guaio: «Ma finora è andata bene – riprende il presidente Ascari – Il personale ha lavorato benissimo e ci prediamo questa medaglia d’ oro, ma allo stesso modo voglio elogiare tutto il nostro personale, anche laddove si sono verificati casi». Questo poiché Gulliver gestisce quindici Cra, anche fuori regione.

Ad esempio gestisce Villa Richeldi a Concordia, dove il virus è entrato.

«Abbiamo adottato le stesse misure ovunque – continua Ascari – ma i risultati sono anche figli della casualità. Un anziano che rientra in struttura dopo una dimissione dall’ ospedale e che risulta negativo al primo tampone può sviluppare il virus in un secondo momento. Subito si diceva che servissero due settimane di isolamento, ma c’ è chi dice che ce ne vogliano almeno tre.

È una eventualità che non può essere competenza delle Cra. Allo stesso modo un operatore asintomatico può introdurre involontariamente il virus nella struttura».

Qui al Cialdini non è successo: «Saremmo più tranquilli se fosse attivato uno screen totale su tutto il personale e sugli ospiti. Come avvenuto a Concordia, dove abbiamo potuto isolare i pazienti creando zone pulite. E non è un’ operazione facile: le Cra non sono ospedali ed è difficile riuscire a creare compartimenti stagni. Per fortuna abbiamo spinto forte sulla formazione: tre persone per otto ore al giorno fanno solo formazione, insegnano agli operatori come vestirsi, come utilizzare i dispositivi ecc». E bisogna sempre stare allerta: «A Concordia è iniziato come un fuocherello, ma è stato come un cerino in un pagliaio. La situazione è dura, anche se le nostre dimensioni ci permettono di spostare personale dove ve ne è più bisogno».

Gulliver gestisce anche una struttura da 175 ospiti a Torino, anche quella pulita: «In Lombardia e Piemonte sono ben più grandi di quelle dell’ Emilia Romagna, dove si è deciso di contingentare i numeri ben prima dell’ emergenza. Le inchieste a Milano? Credo che ci sia stato un problema di presidi e formazione del personale, ma mi auguro non una sottovalutazione della situazione. Sarebbe qualcosa di grave. Ma va detto che l’ onda ha travolto anche gli ospedali, che hanno una preparazione e una struttura ben maggiore delle Cra».

Un problema che al momento non tocca il Cialdini, dove il personale, sotto il coordinamento di Benedetta Mesini, ha alzato uno scudo sui novanta anziani che qui vengono accuditi. «Noi siamo qui», ribadisce Monica.

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